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sinossi

24 febbraio 2020, la scuola in Italia chiude i battenti. Si comincia dalla Lombardia per proseguire nei giorni successivi nelle altre regioni d’Italia. Da pochi giorni erano state chiuse tutte le scuole della Cina, e da lì a poche settimane verranno chiuse la gran parte delle scuole nel resto del mondo. Al 31 marzo 2020 188 stati hanno chiuso le proprie scuole, il 91,3% degli studenti mondiali non hanno più accesso a ciò che hanno sempre chiamato scuola (UNESCO global monitoring of school closures by covid-19).

1.576.021.818 studenti, di ogni ordine e grado, da un giorno all’altro, spesso senza preavviso, hanno dovuto abbandonare la scuola intesa come centro fisico della loro quotidianità. L’edificio scuola, le aule, i laboratori, le palestre, i corridoi, immutabili negli anni, improvvisamente diventano parte di un passato, e la scuola, anche e soprattutto fisicamente, si trasferisce all’interno delle proprie abitazioni, con tutti i suoi contenuti, le routine, i metodi di apprendimento, le relazioni, gli spazi. La scuola si è trasferita a casa. La casa si trasforma in scuola.
Una grande rivoluzione, un’opportunità l’hanno definita in molti. Una rivoluzione cui nessuno era preparato, un’ opportunità che nessuno aveva immaginato.La scuola trasferita all’interno delle abitazioni sta dando origine a infinite metamorfosi, a seconda degli spazi domestici di cui si è appropriata e dell’ordine scolastico di appartenenza degli studenti. Ma quali e quante sono queste metamorfosi? Cosa sta accadendo allo spazio scuola? Come? Dove? A queste domande vogliamo iniziare a dare risposte.


Il progetto fotografico #myschoolatmyhome è una riflessione sulla malleabilità dello spazio di interni, in questo caso specifico di come lo spazio “scuola” è stato ricostruito, riallestito, ripensato, ed infine rivissuto nelle abitazioni private.
Dove studiano i ragazzi? dove avvengono le lezioni on line? dove fanno i compiti?I più fortunati hanno una stanza, altri hanno ritagliato uno scenario all’interno di uno spazio di servizio, nei sottotetti, nelle taverne, ed altri ancora un angolo di uno spazio condiviso. L’aula, intesa nella sua interezza fisica e partecipativa, si è trasformata in uno spazio virtuale fatto di molte finestre sulle abitazioni, sulle stanze, sugli angoli privati. La postazione dello studente in molti casi è un fondale creato ad hoc per essere ripreso dalla webcam.

E cosa succede ai corpi degli studenti? Cosa significa interagire solo con uno schermo? Non avere più la prossimità del vicino di banco? Non incrociare lo sguardo fisico del docente? Sentirsi osservati attraverso una webcam? Cerchiamo risposte a queste domande attraverso un’esplorazione che parte dalla casa e dal corpo perché, come scrive Franco Lorenzoni (Internazionale 24/03/2020) “la casa (…), pur essendo luogo obbligatorio e coatto, può essere esplorata con nuovi occhi, come fosse un continente esotico in cui si è precipitati. Il corpo (…), pur essendo il primo strumento di conoscenza, è oggi il grande rimosso, costretto e vilipeso com’è tra mura e schermi che lo disattivano”.